rilassati e trasforma la tua guida
QUAL È LA COSA PIÙ IMPORTANTE PER GUIDARE IN MODO SICURO ED EFFICACE LA MTB?
C’è chi dice “la frenata”: sicuramente è corretto, soprattutto se si pensa alla discesa; saper frenare sapientemente è infatti fondamentale per tenere sotto controllo la velocità, che è sempre relativa alle capacità di condurre la MTB, al tipo di terreno e alle sue condizioni.

C’è chi pensa sia “il setup del mezzo”: altra risposta esatta:
sia in salita che in discesa, l’efficienza della nostra due ruote, in tutte le sue componenti, è importantissima per poterla gestire al meglio.
Una bike con freni usurati, piuttosto che sospensioni non tarate correttamente, oppure con un posizionamento errato dei comandi (freni/cambio), non aiuta il biker nel controllo del mezzo.

Altri azzardano, sempre correttamente, “lo sguardo”. Verissimo: se non guardo avanti, non consento al cervello di elaborare il “da farsi” nei metri successivi.
Tenere gli occhi bassi comporta il guidare in modo passivo: reagisco a tutti gli imprevisti che arrivano sul tracciato.
Proiettarli avanti significa invece guidare in modo attivo, ovvero riuscire a capire dove mettere le ruote, dove è meglio frenare, qual è la traiettoria migliore, come superare un ostacolo.
Inoltre, la bici va dove si guarda: è fondamentale quindi scrutare lontano, proiettando il nostro corpo, e di conseguenza la bike, dove il cervello ci consiglia di andare.
Se mi fisso in basso o sugli ostacoli, sto dicendo inconsciamente al corpo e alla MTB di voler “andare in basso o contro l’ostacolo”. Se sono sopra l’ostacolo, per esempio su un gradino da superare in salita, e continuo a scrutarlo, abbasso la testa e indico alla bici di voler rimanere proprio sopra a esso.
Se proietto lo sguardo avanti, invece, suggerisco al corpo di voler andare oltre.
Tenere gli occhi avanti è quindi fondamentale, ed è una delle cose più difficili da applicare e su cui ci si deve
esercitare molto.

Altri ancora rispondono “la posizione del corpo”. Altra supposizione a cui non si può controbattere: se, per esempio in salita, non compenso lo sbilanciamento dei pesi, portando il corpo in avanti, abbassando le spalle, chiudendo un po’ i gomiti e, se serve, avanzando in punta di sella, probabilmente mi ritroverò a cercare di gestire un cavallo imbizzarrito che tenta di disarcionarmi all’indietro.
Anche in discesa, se non compenso portando il peso verso il retro della bici, questa, non troppo gentilmente, cercherà di proiettarmi in avanti, facendomi fare il classico cappottone.
IL RELAX
Tutte considerazioni corrette, ma c’è un’altra componente, decisamente non tecnica ma non meno importante, che influisce su tutti gli aspetti tecnici.
Ogni volta che non siamo rilassati, iniziamo a commettere una serie di errori che il nostro cervello ci suggerisce per “proteggerci”, ma che non si adattano alla guida di una MTB.
Il primo problema del non mantenersi rilassati è quello di irrigidirsi: se siamo rigidi, non siamo più in grado di assecondare il mezzo e di assorbire le asperità del terreno, e questi due fattori sono fondamentali soprattutto nei tratti tecnici.
In salita, su una pietraia, non basta abbassare spalle e busto e portarsi in avanti: occorre rimanere rilassati per assecondare il passaggio sulle rocce, muoversi in avanti e indietro spostando i pesi, per superare i gradoni, serve oscillare a destra e sinistra guidando in modo attivo per lasciare la bici libera di muoversi sul tracciato.
L’aspetto tecnico ci suggerisce la posizione corretta da tenere, ma se mi aggrappo al manubrio con forza o resto statico, creo un sacco di problemi alla mia bike, che non riesce più a copiare le asperità del terreno.

Al primo posto quindi, in salite tecniche, mettiamo il relax: stare rilassati ci consente di non “appesantire” la bici, di mantenerci concentrati su quello che ci aspetta, di tenere lo sguardo avanti, di muoverci liberamente sulla MTB.
Senza relax, diventa una prova di forza con scarse possibilità di successo. L’altro aspetto legato al relax, ovvero alla tecnica “zen”, è la respirazione: con muscoli e articolazioni contratte si respira peggio, in modo affannoso, e costringiamo il cuore a un extra lavoro.
Affrontare una discesa in posizione corretta, ma con le articolazioni irrigidite, spesso a causa della paura di qualche ostacolo e di un passaggio tecnico, significa ancora una volta guidare in modo passivo!
Provate a percorrere un tratto relativamente complicato con braccia e gambe rigide e poi a rifarlo, rimanendo però questa volta molto morbidi, anche cercando di “ballettare a caso” sopra la bici: vi accorgerete subito di come essa riesca a superare più agevolmente le asperità del terreno, di come vi sentirete più a vostro agio, di come respirerete in modo meno affannato, di come il cervello lavori meglio e di come sia più semplice tenere lo sguardo avanti e mettere in pratica le tecniche che abbiamo imparato.
E vi accorgerete di quanto sia anche più divertente e sicuro.
La tecnica Zen anche in questo caso aiuta non a “sopravvivere al tracciato”, ma a guidare in modo attivo: diventa tutto più divertente, più sicuro e meno stancante.
Per esempio, se arriviamo in fondo a una discesa con le braccia (e spesso le dita) distrutte, è probabile che la tensione, la peggior nemica del divertimento e della sicurezza, ci abbia attanagliato per tutto il single track.
Anche in frenata dobbiamo rimanere rilassati e controbilanciare l’inevitabile avanzamento del nostro peso sul mezzo, dovuto alla riduzione della velocità.
Senza scomodare Newton o Galileo, con le braccia tese sul manubrio che cercano di compensare l’avanzamento del nostro peso in frenata, la ruota davanti non è libera di assecondare il terreno, quindi tende a saltellare (non stare a contatto con il trail) di più, frenando molto si innesca un pericoloso circolo vizioso: nel momento in cui sentiamo il davanti (o anche il dietro) saltellare su ogni ostacolo, partire per la tangente e non rallentare come avremmo voluto, la paura inconscia aumenta, e ci porta, inevitabilmente, a tirare ancora di più le leve dei freni e a irrigidirci, peggiorando la situazione.
Tutte le volte che la nostra velocità percepita è un filo sopra a quelle che crediamo siano le nostre possibilità, commettiamo un secondo errore: teniamo i freni sempre leggermente tirati per cercare di evitare che essa aumenti ancora.

È sicuramente meglio dare una bella frenata, farlo nel punto più adatto del tracciato, per riportare la velocità sotto controllo e poi mollare i freni per resettare il cervello ed evitare che ci suggerisca di tenerli tirati.
Conviene andare un filo più piano per rimanere rilassati e mettere in pratica le tecniche di guida con tranquillità, lasciando al cervello la possibilità di elaborare le numerose informazioni che gli arrivano.
Vi accorgerete che, in realtà, si riesce a rimanere più rilassati con piacevoli conseguenze: ci si diverte di più, si rischia meno e, probabilmente – sembra incredibile ma è così – si riesce ad andare più veloci perché si commettono decisamente meno errori.
(Articolo di Roberto Brunetti - Istruttore Nazionale Scuola Italiana Mountain Bike)