Amibike

Nuove Generazioni da costruire

Giovani poco sportivi
Le nuove generazioni stanno crescendo in un contesto in cui la cultura della pratica sportiva è sempre meno diffusa.

Questa carenza si traduce in conseguenze rilevanti per la salute, sia mentale che fisica, e contribuisce inoltre ad accentuare fenomeni di isolamento sociale.

 

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La sedentarietà, unita a un’alimentazione frequentemente squilibrata e basata su cibi processati, ipercalorici, ricchi di conservanti e di qualità nutrizionale carente, sta determinando un preoccupante incremento dei casi di obesità e di patologie correlate.

 

Attribuire la crisi esclusivamente all’uso dello smartphone, che certamente favorisce l’isolamento nel mondo virtuale, è una semplificazione che non basta a spiegare tutte le conseguenze negative.

 

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Ma che cosa stiamo facendo e dove vogliamo andare?
Fino a quando potremo permetterci di restare indifferenti, limitandoci a discuterne, mentre questo preoccupante trend continua senza interventi concreti?

Lo sviluppo delle abilità motorie di ciascun individuo inizia già nel primo anno di vita e la curva di apprendimento delle competenze fondamentali: equilibrio, coordinazione, flessibilità e agilità, tende ad appiattirsi intorno ai 13 anni, per poi raggiungere un punto di saturazione

 

Il bagaglio motorio fondamentale si acquisisce in questa fascia d’età: successivamente sarà possibile affinare aspetti come forza e precisione, ma non colmare eventuali lacune nelle abilità di base. 


Per questo motivo non è possibile rimandare: occorre intervenire fin dai primi passi del bambino. 

 

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Il confronto con le generazioni del secolo scorso
Le generazioni cresciute tra gli anni ’60 e ’80, pur in un contesto con un’offerta sportiva organizzata limitata, hanno sviluppato spontaneamente competenze motorie essenziali. 


Bambini e ragazzi di quell’epoca hanno potuto esercitarle nei cortili e negli spazi verdi, rincorrendosi, arrampicandosi, saltando fossi, calciando e lanciando palloni, improvvisando percorsi con biciclette rudimentali. 


In assenza di smartphone e con una televisione poco invasiva, erano naturalmente stimolati a uscire e socializzare.

Oggi si esce meno di casa, i cortili soprattutto nelle città o non sono presenti o comunque poco si prestano a consentire il gioco libero, come gli spazi verdi. 


Le vie sono più trafficate e pericolose ed è venuta meno questa "palestra di vita" naturale in cui non c’erano infrastrutture sportive e si veniva stimolati ad inventarsi nuovi modi per giocare e divertirsi, muovendosi. 


Il mondo virtuale inserito in ogni smartphone completa il quadro che fotografa il mondo contemporaneo… Hai voglia di parlare dei nostri tempi e delle generazioni che furono, se fossimo nati in questi anni saremmo nella stessa situazione anche noi.

 

 

La riflessione
Vi siete mai chiesti quale sia la vera ragione per cui bambini, adolescenti e un numero crescente di adulti praticano sempre meno attività motoria o sportiva con regolarità? 

Storicamente, la nostra società ha delegato alle federazioni sportive l’onere e la responsabilità di promuovere l’attività fisica, senza farsene carico direttamente. 


E nei pochi casi in cui se ne è occupata, l’impegno è stato insufficiente, tanto che le ore dedicate all’attività motoria sono rimaste limitate e inadeguate e spesso gestite da personale non professionalmente preparato. 

 

 

Vincere o perdere
Le società sportive affiliate alle federazioni hanno come principale obiettivo l’organizzazione di competizioni e la preparazione degli atleti, con la massima ambizione di portarli a partecipare alle Olimpiadi. 


In questo contesto, è la miglior prestazione sportiva ad essere premiata e per raggiungere livelli competitivi sono richiesti sacrifici significativi: allenamenti intensi e frequenti, partecipazione costante alle gare che riduce gli spazi di socialità al di fuori dell’ambiente sportivo, maggiori difficoltà nel conciliare studio o attività professionali parallele, oltre a regimi alimentari rigorosi e talvolta restrittivi.

 

 

L'importante è partecipare ?
Nelle competizioni sportive uno solo conquista la vittoria, mentre già il secondo e il terzo posto lasciano un senso di amarezza, senza considerare chi si classifica quarto.

Per raggiungere e mantenere il podio servono doti atletiche o un talento naturale, oltre a un impegno costante e superiore rispetto agli altri.


Pensiamo allo stato d’animo di chi non riesce mai a salire sul podio o, peggio, di chi arriva ultimo: qualcuno deve sempre occupare quell’ultima posizione, e risulta difficile immaginare che possa trarne emozioni e stimoli positivi. 

 

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Da dove provengono, allora, le motivazioni e gli stimoli di quanti non raggiungono risultati sportivi di rilievo, ma continuano comunque a condurre una vita fatta di sacrifici e rinunce?


A tutto ciò ci aggiungiamo anche le aspettative sportive dei genitori che possono esercitare ulteriore pressione su bambini e ragazzi, non bastasse quella esercitata degli allenatori.

Numerose persone che hanno praticato sport agonistico, soprattutto ad alti livelli, hanno finito per abbandonarlo definitivamente, logorate dallo stress fisico e mentale che la competizione intensa può generare.

 

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Dimostrare a noi stessi e agli altri
Siamo cresciuti in una cultura che, anche al di fuori delle competizioni, ci porta spesso a esagerare quando pratichiamo sport o attività motoria.

Tendiamo a confrontarci con il cronometro o con gli altri, sottoponendo il nostro corpo a sforzi che superano le nostre reali capacità, nel tentativo di dimostrare a noi stessi o agli altri di essere ancora all’altezza. 


Tuttavia, ogni eccesso presenta puntualmente il conto: dolori articolari e muscolari che ci accompagnano per giorni, soprattutto quando non siamo più giovanissimi.


È anche così che la motivazione a fare sport può diminuire, favorendo la sedentarietà. 


Basta osservare le persone lungo un marciapiede affollato o all’ingresso di una scuola per rendersi conto di quante, a tutte le età, siano in sovrappeso o goffe, talvolta scoordinate persino nel semplice gesto del camminare. 

 

Affidare per non pensarci..
Non è responsabilità delle federazioni sportive se molti non praticano attività motoria con regolarità; al contrario, va riconosciuto il loro impegno nel farsene carico fino a oggi. 

Purtroppo, solo i figli di genitori interessati, disponibili e con risorse economiche sufficienti possono beneficiare di una pratica sportiva costante, lasciando indietro tutti gli altri e vanificando i vantaggi che avrebbero potuto coinvolgere un’intera generazione.


Tutti i bambini e ragazzi hanno l’obbligo di frequentare la scuola fino ai 16 anni, proprio nella fascia d’età in cui si sviluppano le principali abilità motorie.

Per migliorare la situazione è quindi necessario rivedere al più presto i programmi scolastici, dedicando attenzione seria e strutturata alla formazione motoria dei futuri adulti. 

 

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Nuove idee per rinnovati stimoli
È preferibile investire risorse economiche subito, affrontando il problema con decisione, piuttosto che spendere in seguito il doppio per curare malattie fisiche e mentali causate da stili di vita sedentari, con costi che inevitabilmente ricadono sull’intera società. 


La vera sfida consiste nell’individuare una formula efficace per stimolare le persone a muoversi di più e con regolarità, attraverso attività motorie e sportive che siano innanzitutto divertenti, di durata contenuta e non eccessivamente impegnative né sul piano fisico né su quello articolare.

 

Giocare e divertirsi rappresentano un bisogno naturale, e sono convinto che la vera chiave risieda nello sviluppo di attività motoria attraverso il gioco, poiché a qualsiasi età l’attività ludica continua a essere fonte di piacere e coinvolgimento. 

 

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Il compito degli operatori sportivi impegnati nell’educazione motoria dovrebbe essere quello di ideare e proporre nuovi giochi in ogni disciplina, rendendo l’attività fisica più stimolante, divertente e accessibile a tutti. 


In questo modo, i ragazzi, nel corso della loro crescita, potranno scegliere con maggiore consapevolezza se continuare a praticare sport regolarmente con questo spirito, oppure intraprendere la strada dell’agonismo, comprendendone le implicazioni.

 

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La bici uno degli strumenti validi 
Dal 1997 ci dedichiamo alla bicicletta, intesa sia come straordinario mezzo di trasporto ecologico sia come attrezzo sportivo per lo sviluppo motorio.

 

In un contesto in cui le economie green e la decarbonizzazione assumono un ruolo sempre più centrale, introdurre sin dalla giovane età il mezzo di locomozione ecologico per eccellenza rappresenta una scelta quasi imprescindibile. Integrare movimento ed ecologia, promuovendo l’attività fisica nel rispetto dell’ambiente, è oggi una responsabilità condivisa.

 

Dopo anni di studio e riflessione, abbiamo ideato programmi specifici per l’apprendimento delle principali abilità di guida, basati interamente sul gioco individuale e di squadra con regole. Si tratta di centinaia di giochi, arricchiti da infinite varianti, nei quali trova spazio anche la conoscenza e l’applicazione del codice della strada.


Il progetto può iniziare già dai 18 mesi di vita con le balance bike nelle scuole dell’infanzia e proseguendo nelle primarie, secondarie, superiori e università: dove gli studenti interessati possono conseguire un brevetto di Istruttore e, a loro volta, mettersi a disposizione di bambini e adulti, creando un circolo virtuoso straordinario.

Il protocollo è applicabile anche agli adulti di ogni età ed è adattabile a persone con disabilità.

 

Per poter proporre questo tipo di attività è necessario ottenere una specializzazione in cui si studiano le fasi evolutive di ogni individuo sia dal punto di vista motorio che cognitivo e si apprendono i protocolli da applicare denominati TriTon Game: scopri di più sulla specializzazione 

 


In conclusione, il futuro può davvero essere migliore e ciascuno di noi può diventare protagonista di questo cambiamento, adottando nuove modalità e prospettive.

 

 

Scopri i programmi speciali dedicati a bambini, ragazzi e adulti

 

 

Scopri i programmi speciali dedicati a persone con disabilità e con lo Spettro dell'Autismo

 

 

(Articolo di Andrea Trivellato - Formatore - Direttore Tecnico Scuola Italiana Mountain Bike)